“Per ogni problema complesso, c’è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata”. Questa frase di George Bernard Shaw potrebbe essere l’epitaffio del tempo che stiamo vivendo, in cui la complessità del nostro quotidiano cresce incessantemente, al pari della tendenza alle risposte ipersemplificate, ridotte alogan o a post di poche frasi sui social.
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martedì 4 settembre 2018
ponti crollati, controllati e controllori. Un'occasione mancata per riflettere. Il mio articolo per Envi.Info
giovedì 22 settembre 2016
Olimpiadi, perchè NO?
Come molti, tento di tenermi in forma andando a correre con
una certa regolarità. Capita a volte di essere un po’ raffreddati, il naso
chiuso, un po’ di mal di gola, e di pensare “vado lo stesso, una bella sudata e
passa tutto”. A volte funziona, a volte no,
ma di certo, se uno va a farsi una bella corsetta con la polmonite, bene
che gli vada finisce in ospedale.
Ecco,
Roma oggi è questo: un corpo esausto, fiaccato da anni di assalto di parassiti
insaziabili, attuamente in cura presso medici di dubbio talento e nessuna
esperienza, a cui si vorrebbe chiedere uno sforzo paragonabile ad una maratona. Ammesso e non concesso che sia in grado di portare a termine la prova, c’è il
rischio che la fatica lo riduca in un stato dal quale potrebbe non riprendersi.
Fuor di metafora, credo molto semplicemente che oggi Roma e l’Italia non siano in grado di
accollarsi l’onere di organizzare un’Olimpiade.
Credo che manchino gli anticorpi per arginare il prevedibile assalto di
tangentari, mafiosi e palazzinari, meno che mai li può fornire la balbettante
amministrazione che ha preso in mano Roma. Sarei felicissimo di vedere un
grande evento come le olimpiadi in Italia, ma credo che rimandarlo a momenti
più adatti sia un gesto di realismo e responsabilità. Il modello Expo, con il
buco miliardario, la BreBeMi, le mazzette, ha un saldo costi-benefici che non
possiamo permetterci.
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lunedì 19 settembre 2016
degrado, sicurezza, e afrore di manganello
Dall'immortale "Bar Sport" di
Stefano Benni: “democristiano, con paurosi
sbandamenti fascisti quando le cose vanno male”.
Non trovo frase migliore
per descrivere la deriva della comunicazione politica, in questa interminabile,
estenuante campagna elettorale: un profluvio di “degrado” e “sicurezza”, parole
e concetti tagliati con l’accetta, usati ad arte per titillare la pancia,
offuscare la memoria, far pregustare il sempre inebriante “afrore di
manganello” (altra citazione, stavolta Montanelli), e coprire un siderale vuoto
di cultura, idee e progetti. A Parma si vota per il Sindaco tra pochi mesi, e
il degrado e la sicurezza sono le parole d’ordine più in voga. Quale degrado?
Quello delle panchine occupate da facce che non ci piacciono? Quello dei sacchi
di spazzatura lasciati in giro da cittadini incivili più che da inefficienze
del servizio di raccolta? Quello del verde pubblico non proprio tirato a
lucido? Sono certamente problemi concreti, che le istituzioni sono tenute ad
affrontare e risolvere. Così come non si possono sottovalutare le
preoccupazioni suscitate dai troppi episodi di spaccio, furti, e microcriminalità
varia.
Ma davvero è tutto qui? Solo
questo è degrado? Solo questa è sicurezza?
Personalmente, vedo
il degrado nel continuo sorgere di strade, condomini e centri commerciali, gusci
vuoti senza senso e senza futuro, orchi di cemento e asfalto, che si mangiano
pezzi dell’ormai ex food valley per soddisfare una bulimia palazzinara che non
concede requie.
Mi fanno sentire
insicuro i complici di quindici anni di saccheggio economico, urbanistico,
morale e sociale della città, che si riciclano senza pudore in cerca di nuove
poltrone.
Vedo il degrado
nell’ecatombe delle storiche società sportive di vertice, per decenni gloria,
orgoglio e motore di Parma, abbandonate al loro destino da una classe
imprenditoriale avida, pavida e parolaia.
Mi fa sentire
insicuro il continuo stillicidio di bancarotte da prima pagina, scorribande di
colletti bianchi che minano i conti pubblici, distruggono posti di lavoro, rubano
il futuro ai nostri figli.
Nei prossimi mesi riusciremo a sentire qualche
risposta anche a queste domande, possibilmente non a base di frasi fatte da
quattro soldi?
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lunedì 4 luglio 2016
Parma è cotta?
Undici milioni di euro sotto sequestro, sospetto di bilanci taroccati e di truffe con soldi pubblici. Mica robetta, anche in una città che da una quindicina d’anni esporta nel mondo fallimenti e bancarotte da prima pagina, la vera eccellenza parmigiana del XXI secolo, ètor che fudvallei.
Eppure, da tante bacheche solitamente fumanti di indignazione e di idee per un futuro migliore, non una parola. Dalla Parma che ci sta a quella che non ha paura, nulla da dire, non un fiato, non una riga. In effetti, va riconosciuta una certa linearità: non avevano fatto una piega in occasione dei tanti crack parmigiani degli ultimi anni, è coerente che anche stavolta voltino la testa dall’altra parte.
E che dire dei tanti pramzanètt da tastiera, sempre prodighi di invettive e indignazione per un autobus in ritardo o un sacco del rudo incustodito, pronti a firmare petizioni e a scendere in piazza contro un campetto sportivo o per riavere i cari vecchi cassonetti? Anche qui, silenzio di tomba.
Eppure a me sembra evidente che il vero pericolo per la sicurezza e per il futuro, di cui tanti si riempiono la bocca, viene soprattutto da queste continue scorribande di colletti bianchi, che in pochi anni hanno depredato i conti pubblici e il tessuto produttivo, minato la tenuta delle Istituzioni, allentato i legami di comunità. Nessuno vuole sminuire il peso dei fenomeni di microcriminalità diffusa, né l’importanza di dare risposte a noi cittadini quando ne siamo colpiti. Non possiamo però fingere di non vedere che, se il corpo della città è continuamente spolpato da attacchi di parassiti in camicia e cravatta, farà più fatica a curare i sintomi del disagio, della disuguaglianza, dell’emarginazione.
Oppure sì, possiamo continuare a fingere di non vedere, e credere a chi ci racconta che a minacciare il futuro dei nostri figli sono la raccolta differenziata e i pallet in Piazzale della Pace.
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