venerdì 7 luglio 2017

L'Italia dei capannoni che non ce la fa

Girando per l'Italia, i segni più evidenti della crisi, quelli in cui il disfacimento sembra imminente,  si trovano nei luoghi dello "sviluppo" che il Paese ha sognato e inseguito negli ultimi decenni: gli scheletri dei capannoni abbandonati, i rimasugli delle villette mai ultimate, i fantasmi di strade e stradine inutili. L'Italia che dà l'impressione di potercela fare é invece quella che ha saputo riconoscere, proteggere e  valorizzare il patrimonio ambientale, paesaggistico, storico e culturale ereditato dagli scorsi millenni. Sia chiaro, non sono un illuso che crede che il paese possa vivere di agricoltura biologica e visite guidate ai borghi medievali. So benissimo che un certo tessuto industriale e infrastrutturale è necessario. Credo però che sia  ormai evidente come il modello di sviluppo basato sull'asfalto,  sul cemento, sulla predazione del territorio, stia dimostrando il proprio fallimento, del quale i nostri figli e nipoti pagheranno il prezzo. Solo una classe dirigente miope o corrotta può continuare a promuovere il sogno (o l'incubo) di un presunto "sviluppo" a base di catrame e calcestruzzo.

domenica 25 giugno 2017

Nessuna emergenza siccità, solo tanta irresponsabilità


Se apriamo un vocabolario alla voce "emergenza ", troveremo la definizione di "fatto improvviso, inatteso". Si potrebbe partire da qui per riflettere sulla terribile ondata di caldo e siccità che stiamo vivendo, e sul modo irresponsabile e suicida in cui la nostra collettività, a partire dalla classe dirigente politica, economica, mediatica, continua a mentire a sé stessa, negando e rimuovendo la realtà.
In queste settimane non stiamo fronteggiando un'emergenza,  ma una situazione prevedibile e prevista. La scienza ci dice da molti anni che ondate di caldo e siccità prolungate, alternate a piogge torrenziali e inondazioni, sono conseguenze non probabili, ma certe, dei cambiamenti climatici. Ciò che ci dovrebbe stupire, la vera emergenza, è che in questi anni non sia stato fatto nulla per prevenire e mitigare l'effetto di questi fenomeni. Anzi, tutto va avanti come se nulla fosse, nonostante le conoscenze e le tecnologie necessarie a cambiare rotta siano già ampiamente in nostro possesso. 
Sappiamo che cosa agricoltura e zootecnia dovrebbero fare per razionalizzare il proprio fabbisogno idrico, eppure le associazioni di categoria aprono bocca solo al momento di reclamare i soldi degli indennizzi. Sappiamo che le reti idriche delle nostre città sono un colabrodo, ad esempio a Parma va perso oltre il 30% dell'acqua, eppure non una parola è stata spesa sull'argomento durante la miserabile campagna elettorale appena conclusa. Sappiamo che il consumo domestico è abnorme,  ma non si prende alcun provvedimento per limitarlo.  
Nelle prossime settimane poi, quando faremo il conto dei danni da temporali e smottamenti, assisteremo allo stesso stucchevole teatrino: si griderà alla calamità, al dissesto idrogeologico, e  si chiederanno gli immancabili risarcimenti. 
Per poi tornare il giorno dopo a progettare nuove strade e nuovi insediamenti,  a impermeabilizzare altro suolo agricolo, a violentare il nostro territorio scaricandone le conseguenze sul futuro nostro e dei nostri figli.

martedì 13 giugno 2017

E se l'alta astensione non fosse poi così male?

Qualche riflessione in ordine sparso e senza troppe pretese sul primo turno amministrativo di Parma

A valle di una campagna elettorale insipida come non mai, animata da un cast complessivamente modesto, non poteva che arrivare un risultato tutto sommato prevedibile, così come non era difficile pronosticare un’affluenza  tiepida.


ASTENSIONISMO  A sentire le spiegazioni della maggior parte dei commentatori, quasi tutte incentrate su considerazioni meteorologiche,  non mi sembra così male che quasi  metà dei  parmigiani abbiano scelto di disertare le urne. Chi non è abbastanza motivato e informato da sfidare una giornata torrida o sottrarre mezz’ora alla tintarella in piscina per andare a votare, compie un gesto di responsabilità astenendosi, e delegando altri, più consapevoli, a decidere per lui.  

PIZZAROTTI   Gli va riconosciuto che, senza un partito alle spalle e circondato solo da un pugno di pretoriani, ha dimostrato spessore politico e doti comunicative degni di nota. Certo la forza propulsiva e rivoluzionaria della campagna pauperista del 2012 si è ampiamente esaurita, visto che si è affacciato al voto con cartellonistica e autobus addobbati che manco Vignali, e una distesa di lavori pubblici dell’ultimo momento degna di un sindaco democristiano d'antan.

PIDDI’    Sono stati pochi nel partito quelli che, in prima fila o dietro le quinte, hanno davvero condotto la campagna con serietà, impegno e dedizione alla causa. Ne è scauturito un risultato sotto il 15%, una batosta storica, della quale la fenomenale classe dirigente piddina locale non saprà, come da consolidata tradizione, fare tesoro. Nascondono la debacle dietro l’ottimo risultato personale di Scarpa, dopo averlo in larga parte osteggiato alle primarie, ed essersi divisi nella corsa al primo turno tra chi tentava chiaramente di impallinarlo e chi se ne stava alla finestra a vedere cosa succedeva. Forse gli instancabili cecchini del “fuoco amico” gli daranno tregua almeno nella volata al ballottaggio, ma non ci scommetterei.

CINQUE STELLE   Il risultato dei M5S conferma che, senza episodi di suicidio collettivo dei partiti tradizionali (tipo Parma 2012 o Roma 2016) hanno difficoltà a produrre una classe dirigente e un programma capaci di competere in una campagna “normale”. M5S è ormai un partito presente sui territori in maniera rilevante da almeno sette o otto anni. Fa riflettere che, in una piazza per loro iconica come Parma, non abbiano saputo mettere in campo niente di meglio di Ghirarduzzi, che i parmigiani ricorderanno più per la scelta spericolata di camicie e cravatte, che per la proposta politica. Speriamo che i prossimi 5 anni sul seggio (forse) acciuffato in consiglio per una manciata di voti, gli siano utili per migliorare su entrambi i fronti.

COMUNISTI     I numeri dimostrano che il simbolo con falce e martello avrebbe avuto diritto di rappresentanza in consiglio, avendo totalizzato un po’ pù del 3% dello sbarramento. Vanità, particolarismi e beghe da cortile hanno avuto la meglio, sbriciolando questo piccolo capitale di consenso in tre liste e due candidati, tutti condannati a restarsene a casa. Meritatamente.

PANCIA   I più dediti a solleticare la cosiddetta “pancia dell’elettorato”, tra nostalgie dei cassonetti,  frangette adolfine, certificati penali sventolati e ronde notturne, non avranno alcuna rappresentanza in Consiglio. Non ne sentiremo la mancanza nemmeno un po’.


LAST BUT NOT LEAST: AMBIENTE    La crisi ambientale e climatica, con tutte le sue implicazioni economiche, sociali e geopolitiche, è la più grande sfida che aspetta l’Umanità nei prossimi decenni. I nostri dieci eroi, chi per opportunismo, chi per insipienza,  si sono aggiunti a Trump nella schiera di quelli che fanno finta di niente. Purtroppo il prezzo lo pagheremo tutti.

mercoledì 14 dicembre 2016

Alberi di Natale che raccontano storie

Si potrebbe partire dagli alberi di natale per raccontare una storia. Una storia iniziata nel 2012 con l'ormai dimenticato albero a pedali, e terminata nel 2016 con orrendi coni tempestati di lampadine e ornati da uno scudo crociato. È stato l'assessore Casa, vantandosi di avere incenerito 125mila euro per luminarie di chiaro stampo ubaldi-vignalesco, a spiegare che l'albero "ecologico" era stato un ripiego un po' sfigato, imposto dallo stato di dissesto delle casse comunali. LEGGI
Rimessi sotto controllo i conti, ecco che si può tornare serenamente al gioioso spreco di elettricità e ai cadaveri di abeti trentennali segati per arredare una piazza per venti giorni.
Peccato che qualche ingenuo avesse letto nell'albero con le cyclette un primo segnale tangibile del tanto sbandierato cambiamento di paradigma nell'amministrazione cittadina, nel quale allora qualcuno credeva. Invece si era trattato solo di una parentesi da straccioni, in attesa di tornare ad illuminare a giorno le vie dello shopping come consumismo  comanda.

lunedì 24 ottobre 2016

Un ponte, i Senza Vergogna e i Senza Memoria

Un ponte gigantesco, costato decine di milioni, con spazi coperti inutilizzabili in quanto contrari alla legge, che collega stradine di quartiere, percorso da poche auto al giorno.
Ieri sera, una folta rappresentanza di carnefici è tornata a banchettare sul luogo del delitto, prendendo a pretesto il povero Giuseppe Verdi che, non a caso, Parma la frequentava meno possibile, preferendole Milano e il suo buen retiro nel piacentino.

C'erano tutti:

Sorrideva al fotografo il progettista, all'epoca anche vicesindaco e senatore, praticamente la statua equestre del conflitto d'interessi.
C'era l'ex direttore del giornale locale, che ha sostenuto ventre a terra quella stagione amministrativa disastosa e fallimentare.
Era ben rappresentata la crema dell'imprenditoria locale, che al tempo non alzava un sopracciglio mentre la città veniva derubata, violentata, ridicolizzata, ed oggi grida al declino.
E c'era anche buona parte dell'attuale giunta, non si capisce se per crisi d'identità, sindrome di Stoccolma, o banale ricerca di consenso per le prossime elezioni.

Uno spettacolo pazzesco, incredibile. La razza padrona che senza vergogna sfida la storia e il buon senso, confidando -a ragione- nella tragica mancanza di memoria e consapevolezza della comunità che giace ai suoi piedi. Mancava solo un'insegna luminosa con scritto "io so' io, e voi nun siete un cazzo!"
Erano tutti, ognuno per la propria parte, nella stanza dei bottoni ai tempi del Grande Saccheggio, ed oggi starnazzano scandalizzati per la situazione che hanno contribuito a creare, proponendosi come soluzione. Invece a me pare che questi siano il problema.

giovedì 22 settembre 2016

Olimpiadi, perchè NO?


Come molti, tento di tenermi in forma andando a correre con una certa regolarità. Capita a volte di essere un po’ raffreddati, il naso chiuso, un po’ di mal di gola, e di pensare “vado lo stesso, una bella sudata e passa tutto”. A volte funziona, a volte no,  ma di certo, se uno va a farsi una bella corsetta con la polmonite, bene che gli vada finisce in ospedale.  

Ecco, Roma oggi è questo: un corpo esausto, fiaccato da anni di assalto di parassiti insaziabili, attuamente in cura presso medici di dubbio talento e nessuna esperienza, a cui si vorrebbe chiedere uno sforzo paragonabile ad una maratona. Ammesso e non concesso che sia in grado di portare a termine la prova, c’è il rischio che la fatica lo riduca in un stato dal quale potrebbe non riprendersi.


Fuor di metafora, credo molto semplicemente che oggi  Roma e l’Italia non siano in grado di accollarsi l’onere di organizzare un’Olimpiade.  Credo che manchino gli anticorpi per arginare il prevedibile assalto di tangentari, mafiosi e palazzinari, meno che mai li può fornire la balbettante amministrazione che ha preso in mano Roma. Sarei felicissimo di vedere un grande evento come le olimpiadi in Italia, ma credo che rimandarlo a momenti più adatti sia un gesto di realismo e responsabilità. Il modello Expo, con il buco miliardario, la BreBeMi, le mazzette, ha un saldo costi-benefici che non possiamo permetterci. 

lunedì 19 settembre 2016

degrado, sicurezza, e afrore di manganello



Dall'immortale "Bar Sport" di Stefano Benni: “democristiano, con paurosi sbandamenti fascisti quando le cose vanno male”.
Non trovo frase migliore per descrivere la deriva della comunicazione politica, in questa interminabile, estenuante campagna elettorale: un profluvio di “degrado” e “sicurezza”, parole e concetti tagliati con l’accetta, usati ad arte per titillare la pancia, offuscare la memoria, far pregustare il sempre inebriante “afrore di manganello” (altra citazione, stavolta Montanelli), e coprire un siderale vuoto di cultura, idee e progetti. A Parma si vota per il Sindaco tra pochi mesi, e il degrado e la sicurezza sono le parole d’ordine più in voga. Quale degrado? Quello delle panchine occupate da facce che non ci piacciono? Quello dei sacchi di spazzatura lasciati in giro da cittadini incivili più che da inefficienze del servizio di raccolta? Quello del verde pubblico non proprio tirato a lucido? Sono certamente problemi concreti, che le istituzioni sono tenute ad affrontare e risolvere. Così come non si possono sottovalutare le preoccupazioni suscitate dai troppi episodi di spaccio, furti, e microcriminalità varia.
Ma davvero è tutto qui? Solo questo è degrado? Solo questa è sicurezza?



Personalmente, vedo il degrado nel continuo sorgere di strade, condomini e centri commerciali, gusci vuoti senza senso e senza futuro, orchi di cemento e asfalto, che si mangiano pezzi dell’ormai ex food valley per soddisfare una bulimia palazzinara che non concede requie.

Mi fanno sentire insicuro i complici di quindici anni di saccheggio economico, urbanistico, morale e sociale della città, che si riciclano senza pudore in cerca di nuove poltrone.

Vedo il degrado nell’ecatombe delle storiche società sportive di vertice, per decenni gloria, orgoglio e motore di Parma, abbandonate al loro destino da una classe imprenditoriale avida, pavida e parolaia.

Mi fa sentire insicuro il continuo stillicidio di bancarotte da prima pagina, scorribande di colletti bianchi che minano i conti pubblici, distruggono posti di lavoro, rubano il futuro ai nostri figli.
Nei prossimi mesi riusciremo a sentire qualche risposta anche a queste domande, possibilmente non a base di frasi fatte da quattro soldi?